Il Fisco nell’internet business (3° parte)

Giulio74 1

Il Fisco nell’internet business oggi si conclude con la 3°ed ultima parte. Il Dr. Arena (esperto fiscalista) ed Italo Cillo (esperto di internet business nel campo dell’infomarketing) stanno per arrivare al cuore dell’argomento….

DOMANDA n.8: “Ho finalmente deciso di aprire la partita iva, quali agevolazioni fiscali posso avere dato che sto iniziando ora la mia attività online?”

RISPOSTA: “Attualmente il nostro ordinamento prevede due regimi fiscali agevolati: 

1) Il Regime dei minimi
Esso è relativamente giovane essendo nato nel 2008. Se decidi di aprire la p.i. adottando questo regime non paghi l’iva, non paghi l’irap (in quanto non è prevista), non paghi l’irpef (nè le addizionali regionali e comunali all’irpef, piuttosto salate), non si è soggetti agli studi di settore (un mucchio di tempo e di noia risparmiati, ve lo dice uno che li conosce bene!).

Tale regime può essere adottato da chiunque, purchè persona fisica, quindi imprenditori individuali o persone fisiche esercenti altre professioni, i cui compensi e ricavi in un anno solare non abbiano superato il limite dei 30.000€. Non può essere adottato dalle società, da chi effettua cessioni all’estero (esportazioni), da chi ha spese per lavoro dipendente o collaborazioni, e gli acquisti dei beni strumentali in tre anni (cioè in tre esercizi consecutivi) non deve essere superiore a 15.000€.


Si paga un’imposta sostitutiva del 20% degli utili prodotti nell’anno. In parole povere a fine anno dovrai compilare la tua dichiarazione dei redditi, indicando i ricavi incassati, sottraendo i costi sostenuti dall’attività durante l’anno, e sulla differenza andrai a calcolare il 20% dell’imposta sostitutiva da pagare.


Come vedi è molto semplice e sta andando per la maggiore fra chi inizia un’attività online ed ha necessità di aprire la partita iva.


Purtroppo però non è tutto oro quello che luccica, ma ci sono anche degli svantaggi come non poter portare in detrazione gli oneri che sono deducibili e detraibili dall’irpef come ad esempio le detrazioni per i familiari a carico, per le spese sanitarie, per gli interessi sui mutui, per le assicurazioni sulla vita, etc…


2) Il Regime delle nuove iniziative produttive ed imprenditoriali
Più anziano del precedente, anch’esso è riservato alle persone fisiche che intendono intraprendere una nuova attività e che non abbiano già esercitato negli ultimi tre anni un’altra attività economica.


Qui abbiamo un limite temporale, poichè puoi mantenere tale regime per non più di tre anni e non devi avere esercitato nei tre anni precedenti alla data di apertura della partita iva nessun tipo di attività economica o professionale.


A differenza del regime dei minimi in questo caso si paga l’iva, l’irap, e si è soggetti agli studi di settore, il vantaggio è che l’imposta sostitutiva all’irpef e alle addizionali regionali e comunali è del 10%, anzichè del 20%.


Tra i due regimi il più semplice è sicuramente il primo, nel secondo abbiamo degli adempimenti fiscali di maggior spessore. In ogni caso il consiglio che do è sempre quello di farsi assistere da un esperto fiscalista.”

DOMANDA n.9: “Oltre alle già citate agevolazioni fiscali, esistono anche agevolazioni previdenziali (i versamenti periodici dei contributi per la futura pensione) per chi comincia una nuova attività?”

RISPOSTA: “Purtroppo l’ordinamento italiano prevede delle agevolazioni fiscali, ma allo stato attuale non le accompagna ad agevolazioni previdenziali. Che tu sia un contribuente minimo o no, quando apri la partita iva dal punto di vista previdenziale il discorso non cambia. Le uniche agevolazioni previdenziali le ho già descritte in precedenza, quando ho parlato della fase precedente all’apertura della p.i.”

DOMANDA n.10: “Dopo aver aperto quindi la p.i. ed essere entrato a regime, come funziona e quanto mi costa la posizione inps?”

RISPOSTA: “In questo caso distinguiamo due macroaree:


1) Soggetto non inquadrato come lavoratore dipendente
Questa macroarea si divide a sua volta in due sottoaree:


a) soggetto non occupato che apre la p.i. come impresa
Mentre in precedenza si poteva aprire la p.i. dando semplice comunicazione all’Agenzia delle Entrate e poi in un secondo momento dare la comunicazione alla Camera di Commercio e poi all’Inps, ora c’è la cosiddetta “comunicazione unica”. Chi vuole aprire un’impresa deve dare comunicazione solo alla Camera di Commercio, la quale penserà poi lei a dare comunicazione agli altri due enti.


Nel giro di sei mesi o al massimo un anno, arriverà a casa una comunicazione dell’Inps contenente in allegato tutti i modelli F24 precompilati per il pagamento dei contributi. Tali contributi nel 2010 ammontano a circa 2887€ annui e sono il minimo obbligatorio. Ciò significa che tu soggetto non occupato che apri la p.i. come impresa, finchè non raggiungi i 14.000€ di reddito (primo scaglione), a fine anno dovrai aver versato all’Inps 2887€. Al superamento di tale soglia vi è un’aliquota del 20%. 


b) soggetto non occupato che apre la p.i. come libero professionista
Se sei un professionista per il quale non è prevista nessuna cassa come gli avvocati o gli architetti, ti devi iscrivere alla gestione separata Inps, il cui contributo non è fisso ma percentuale al reddito (ricavi-costi) in misura del 26,72%.


2) Soggetto inquadrato come lavoratore dipendente
Anche stavolta due casi:


a) dipendente che decide di aprire la p.i. come impresa
Questa è l’ipotesi più discussa perchè una volta effettuata la comunicazione alla Camera di Commercio e poi l’iscrizione all’Inps, quest’ultimo esigerà il pagamento dei famosi 2887€. Si corre così il rischio di avere una doppia contribuzione, poichè in busta paga avrai le solite trattenute previdenziali da parte del datore di lavoro e dovrai pagare l’Inps per le attività extra.


Se sei un lavoratore a tempo pieno e non part-time, potresti provare a chiedere all’Inps l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali, dal momento che già il tuo datore di lavoro regolarizza la tua posizione previdenziale e l’attività di impresa non è prevalente. 


Dalla mia esperienza e dalle indicazioni fornite dall’Inps posso affermare che quest’ultimo nel concedere l’esonero si basa su due criteri: il tempo che dedichi all’attività economica rispetto a quello occupato dal lavoro dipendente, e l’entità dei guadagni dall’attività sempre rispetto a quelli derivanti dal lavoro dipendente.


Negli ultimi anni sono sempre più frequenti i casi in cui un dipendente, per sbarcare il lunario, svolga contemporaneamente più lavori o attività economiche, e l’Inps si trova spesso nella condizione di dover valutare, caso per caso in base a questi due criteri, qual’è l’attività extra o marginale e qual’è l’attività prevalente, e chiedere il versamento dei contributi solo su quest’ultima. 


Questo vale per il lavoratore a tempo pieno, se sei un lavoratore part-time farai fatica a dimostrare che la tua attività extra non sia quella prevalente. In questo caso il consiglio che ti do è quello di attendere la comunicazione dall’Inps, e successivamente recarti nella sede Inps del tuo comune di residenza portando i documenti che dimostrino la tua tesi (ultima busta paga e le poche fatture emesse come attività extra).


Dal momento che l’Inps ancora fatica a capire i meccanismi che regolano l’internet business, semmai ti troverai al cospetto di un suo funzionario, puoi spiegare che il tuo sito serve solo a raccogliere delle commissioni relative alla realizzazione di infoprodotti che poi tu nel tempo libero provvedi ad evadere.
Il tuo obbiettivo in poche parole deve essere quello di fargli capire come la tua attività extra sia solo un’attività marginale.


L’Inps a volte concede l’esonero a volte no, in ogni caso tentare non nuoce!


b) dipendente che decide di aprire la p.i. come professionista
In questo caso, qualora tu apra la p.i. come professionista e non appartieni a nessuna delle casse nazionali previste, ti dovrai iscrivere sempre alla gestione separata Inps. In questo caso la percentuale in base al reddito è del 17% e non del 26.72%.

Come vedi una volta che apri la p.i., che tu sia un lavoratore dipendente o no, salvo rarissime eccezioni sei sempre tenuto al pagamento dei contributi previdenziali. Proprio per questo ti consiglio di aprire “‘sta benedetta partita iva” solo quando ti avvicinerai ai 10.000€ annui, per avere un minimo di utile e non farti erodere tutto il tuo guadagno dall’Inps.


Conclusioni
Come vedi anche se il fisco nell’internet business (come negli altri settori) è materia tutt’altro che semplice, NON TI DEVE ASSOLUTAMENTE SCORAGGIARE SE HAI IDEE O PROGETTI CHE POTREBBERO ESSERE PRODUTTIVI DI NUOVA RICCHEZZA. Finchè non raggiungi certe cifre non è necessario aprire una partita iva, inoltre l’ordinamento italiano per chi è agli inizi mette a disposizione regimi fiscali semplici da gestire. In ogni caso fatti seguire da un professionista”.

Ben detto, per chi volesse approfondire l’argomento con il Dr.Arena, questo è il suo sito: www.ilmiocommercialistaonline.com

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1 Commento »

  1. Anonymous giugno 7, 2012 at 12:08 pm - Reply

    Come regolarsi in caso di produzioni proprie di musica o video? I commercialisti hanno le idee piuttosto confuse su questo argomento.
    Grazie
    Silvia

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